La prima domanda che si fa un vignaiolo è “che vino mi darà questa terra?” Con le prime vinificazioni inizia un percorso di scoperta ed apprendimento. Imparare a nutrire la vite, creare l’habitat più equilibrato per permettergli di esprimersi al meglio, la vite farà il resto. Questo è il nostro lavoro.

Lavorare per la terra e non la terra, pensare all’azienda come un organismo vivente che racchiude forze vitali e non solo come un sistema produttivo. Questa è una visione che cambia l’uomo e cambia i vini. Attraverso le mani di un essere umano, esprime un territorio ma senza di esse non può esistere. Quando la mano cambia, cambierà il vino, sarà un’altra espressione dello stesso territorio.
In questa infinita complessità, mutevolezza, capacità di sorprendere sta il suo mistero, la sua bellezza.

Il mio vino viene da due territori molto simili per la tipologia di uva ma diversi per il clima, la terra e l’esposizione. Il primo in una zona più bassa con terreni argillosi, a tratti sabbiosi misti a galestro dà vini più caldi, maturi, carnosi, l’altro a 450 metri di altitudine in un terra dove c’è più calcare, dove il terreno è più drenante dà vini più croccanti, freschi con acidità più pronunciate.

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